Sulla vittoria del centrosinistra a Milano, Napoli e in un sacco di altri posti sto leggendo un sacco di considerazioni, e in certi casi mi sembra che manchi un po’ di visione di insieme.
Leggo molte persone che scrivono “non è una vittoria del PD, Pisapia era di SEL e De Magistris era dell’IdV”. E, abbandonando un po’ il mio tono riflessivo, mi viene da dir loro: “il cazzo”. Non avete capito nulla.
E dire che il percorso delle primarie non è difficile. Ve lo riassumo brevemente.
Le primarie le abbiamo organizzate come centrosinistra.
Quando si fanno le primarie c’è un candidato che vince.
Quando si fanno le primarie gli altri candidati perdono.
I candidati perdenti si stringono attorno al candidato scelto dagli elettori, e lo sostengono.
Il candidato si presenta alle elezioni.
Il candidato vince alle elezioni, oppure perde.
In tutto questo, dire che il PD non abbia vinto è una semplificazione davvero inaccettabile. Le primarie vengono indette proprio per garantire candidati che siano graditi agli elettori, capaci di andare incontro alle esigenze specifiche di chi vive in un determinato territorio. In Calabria potrebbe non andare bene la stessa persona che in Emilia stravincerebbe.
Non c’è niente di strano se vince un candidato di SEL: evidentemente, in quel momento, in quel luogo, in quella situazione, è il candidato giusto. E i voti sono anche quelli del PD. E i militanti sono anche quelli del PD. E le braccia che montano i gazebo sono del PD, e i dirigenti che vanno a parlare sono quelli del PD. Le primarie sono anche del PD: a volte le vince, a volte le perde.
Le primarie, se fatte con intelligenza, si rivelano un modello vincente non solo dal punto di vista elettorale, ma anche da quello strettamente partecipativo, avvicinando il candidato all’elettorato. Mica poco, direi.
Questione De Magistris: la scelta Morcone a Napoli era interessantissima, una bravissima persona meritevole di una vittoria. Incidentalmente, anni di gestione disastrosa del PD lo avevano condannato a una sconfitta certa. Non si poteva fare altrimenti, anche in vista delle primarie non-fatte-con-intelligenza.
Quindi va bene De Magistris, in lui abbiamo riposto le nostre speranze e, porca miseria, abbiamo fatto bene.
Poi certo, da domani si dovrà parlare di alleanze (ma secondo me ci sono già, basterà tenere a freno D’Alema e seguire la linea Latorre, incredibilmente), si dovrà metabolizzare il risultato, fare analisi. Giungere ad una sintesi.
Ma adesso basta, almeno per oggi.
Adesso bisogna far roteare il pisello a tutta velocità, modello elicottero.
Perché abbiamo vinto 4 a 0.
Zen, baby.
Ho aspettato un po’ prima di scrivere qualcosa sul caso della pubblicità dell’IKEA: sapevo che avrebbe avuto una notevole eco, e poi volevo affrontare la cosa da un altro punto di vista.
The story so far: Ikea fa uscire una pubblicità con due maschi che si tengono per mano, di spalle. “Siamo aperti a tutte le famiglie” è lo slogan, idea carina ed efficace.
Fatto sta che Giovanardi, sottosegretario alla Famiglia, si indigna, dice che non va bene:
«Contrasta a gamba tesa contro la nostra Costituzione, offensivo, di cattivo gusto. L’Ikea è libera di rivolgersi a chi vuole e di rivolgere i propri messaggi a chi ritiene opportuno. Ma quel termine “Famiglie” è in aperto contrasto con la nostra legge fondamentale che dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, in polemica contro la famiglia tradizionale, datata e retrograda»
Che è una scemenza bella e buona, siamo tutti d’accordo. Makkox lo percula divinamente con una vignetta uscita sul Post la domenica di Pasqua, che trovate
qui.
Poi escono le dichiarazioni di Giorgio Merlo, deputato del PD:
“Un conto è denunciare il fallimento del Governo sulle politiche per la famiglia e per l’infanzia. E’ appena sufficiente ricordare il pesante taglio deciso dal Governo Berlusconi a favore delle famiglie italiane. Altra cosa, invece, è ricordare e custodire il valore costituzionale della famiglia. Su questo terreno il sottosegretario Giovanardi ha ragione. Senza se e senza ma. E il messaggio pubblicitario dell’Ikea va denunciato. Almeno per chi crede nel valore costituzionale della famiglia”.
Che sono un colpo al cuore per ogni democratico, e che non vengono molto apprezzate, tanto che
lo stesso Merlo sarà costretto a provare a mettere una pezza cancellando il post sul suo blog, e poi una pezza alla pezza, quando tutti si accorgeranno della misteriosa sparizione (se ne
occupa benissimo Metilparaben).
Francesca Fornario e Simone Salis (ma come dimenticare
Luca Sappino e la sua interpretazione da Oscar?) si inventano questa cosa qui sotto:
Bella, vero? Si percepisce proprio l’amore tra Sappino e Salis. Comunque sia, la cosa fa il botto di visualizzazioni, e il passo successivo di
Arcietero (a proposito, firmate la petizione!) è favorire la partecipazione attiva delle persone, con un flashmob –
qui il servizio del TG3 – che dev’essere stato davvero divertente.
Nel frattempo arrivano anche le pubblicità di
Eataly e
easyJet, sulla scia di quella di Ikea. Anna Paola Concia, deputata del PD, fa uscire questo comunicato stampa:
La pubblicita’ dell’azienda Eataly, pubblicata oggi su La Stampa, raffigurante due donne che si tengono per mano con a fianco la scritta ‘Anche noi di Eataly siamo aperti a tutte le famiglie’, ‘e’ sicuramente la giusta risposta a chi come Giovanardi, vorrebbe minare la coesione sociale, portando avanti idee discriminatorie nei confronti di una parte dei cittadini’. Lo dichiara Anna PaolaConcia, deputata del Partito democratico.
‘Aziende come Ikea e Eataly, sanno perfettamente che le persone gay, lesbiche e trans contribuiscono a fare girare l’economia nel nostro paese e quindi sono consumatori al pari di tutti gli altri cittadini italiani, e non ultimo pagano le tasse. Il mio rammarico – continua la deputata – e’ che come sempre accade in Italia, la societa’ civile sia piu’ avanti rispetto a una politica giurassica, che non sa governare il cambiamento e ha paura del futuro. Del resto come ci dicono tutti gli studi di settore, le aziende aperte verso le diversita’ sono quelle che funzionano meglio e che hanno piu’ successo sul mercato. Per questo motivo – conclude Concia – voglio fare un appello al mondo delle imprese italiane che so essere molto sensibile al tema dell’innovazione: seguite l’esempio di Ikea e di Eataly attraverso campagne pubblicitarie gay friendly che valorizzino la cultura dell’inclusione e del rispetto. Insieme possiamo costruire un Paese migliore e piu’ moderno per tutti’. (ANSA).
Giusto, condivisibile, ma non sufficiente. Non basta la società civile, ci vuole la politica, e la politica, esattamente, dov’è? Dov’è Pier Luigi Bersani, dove sono tutti gli altri, perché non riusciamo a dire nulla che non sia quello che è stato detto da Giorgio Merlo (ovvero una cosa improponibile e imbarazzante)?
Qui c’è il punto che mi interessa particolarmente, ed è per questo che ritengo la faccenda dell’Ikea degna di una riflessione piuttosto seria: il cambiamento reale, quello che porta gli omosessuali a potersi sposare, non nasce da un’azienda. Non cammina sulle gambe della pubblicità, non può essere un’azienda di mobili, per quanto progressista, a sostituirsi alla politica. Ben vengano iniziative di questo tipo, sono utili a sensibilizzare, ma le svolte, quelle vere, quelle che portano a grandi cose, le deve fare il Parlamento. Lo so, è difficile crederci, ma senza un centrosinistra che crede in questo tipo di valori e fa una battaglia dentro il Parlamento possiamo fare tutte, ma proprio tutte le pubblicità del mondo, ma saranno tutte utili a una sola cosa: vendere meglio i prodotti in questione.
Su Facebook decido di scrivere una cosa, per vedere l’aria che tira.
Bene Ikea, bene Eataly, però ora i diritti dei gay li difendiamo noi del PD. O no, compagni, amici, democratici, ‘nsomma, tutti?
E paradossalmente non arrivano le risposte che mi aspettavo (“forza, muoviamoci! dobbiamo fare di più, dobbiamo fare meglio!”, cose così), anzi. Una di queste dice così:
mamma mia…..sembra si stia parlando della protezione dei pellerossa…..qui van garantiti i diritti di liberta’ alla persona. E basta, o no? altro che compagni, amici, democratici, io direi, persone, relazioni, liberta’. buona serata. Un liberale saluto.
E poi, ancora, sempre dallo stesso amico di Facebook
Enrico, scusa se mi permetto. Ma non e’ possibile sia un partito a doversi ergere a garante dei diritti di qualcuno…..un sistema intero dovrebbe farlo, appunto attrraverso la promozione dei diritti alla persona….
Come per le aziende, allo stesso modo è difficile pensare, oggi, in Italia, con questa classe politica, ad “un sistema intero”, per citare il mio amico, capace di garantire a tutti gli stessi diritti: senza nessuna lotta, senza nessuno scontro parlamentare, senza che una parte politica (la sinistra, possibilmente, grazie) prenda in mano le cose e decida che quella è la cosa giusta da fare. Ma è una bella idea, eh: solo ne riparliamo tra vent’anni, quando avremo finito di ricostruire tutto dalle macerie.
L’omofobia si può arginare e fermare, ma è una strada lunga, e sarebbe meglio che cominciassimo noi. Da ieri, possibilmente.
Il PD, SEL, l’IDV, Rifondazione, i Socialisti, i Radicali, insomma, i partiti progressisti “partano insieme”, non perdano l’occasione e mostrino la loro capacità di cogliere il presente. Se ce l’hanno.
Perché a stare dietro a Giovanardi e Giorgio Merlo si finisce male.
Premessa: io sono al limite del radical chic. Difficilmente vado alla manifestazione di turno.
Stavolta no, stavolta vado.
Domani, che è venerdì 8 ottobre 2010, io sarò in piazza a Bologna.
Perché bisogna combattere, oltre che le manovre del governo, anche l’indifferenza degli studenti.
Chiariamoci, ci sono i giusti motivi: il
comunicato dell’ UDS è osceno. Ma in questa fase, con un governo che sta cadendo, è decisamente consigliato scendere in piazza e manifestare. Manifestare, credendoci: e se qualcuno ti dice che il PD in piazza non c’è fargli ciao con la manina.
Ci si vede domattina.
Bersani dice così: rimbocchiamoci le maniche. Noi lo si prende in parola, da ste parti: si parte. Finalmente? Sì, ma dai che si va.
Domani io, la sexyDebora e un altro po’ di gente in gamba siamo a volantinare davanti alle fabbriche della zona, e non abbiamo intenzione di fermarci lì.
Noi ragazzi di Budrio non saremo Giovani Turchi, ma ci muoviamo bene lo stesso…