Se ti abbraccia Mario

settembre 3rd, 2011 § 2 comments § permalink

Può un idraulico ciccione restituire il sorriso? Si, può. Anche nel 2011

 

One|Game|Shot ci spiega dove siamo arrivati con la faccenda del programma fedeltà Nintendo 3DS: in sostanza, a tutti quelli che, come me, hanno acquistato il 3DS a una cifra sensibilmente più alta degli attuali 179 euro viene regalata una decina di giochi che facevano parte del parco titoli del NES.
Tutti classiconi, tutti con un valore storico notevole, tutti piuttosto belli.

Ma come Super Mario Bros. non ce n’è. Non ce n’è per un motivo molto semplice: perché ancor oggi, nel 2011, è un gioco oggettivamente perfetto, e si sposa benissimo con l’effetto nostalgia da attesa del treno.
Giocabile potenzialmente all’infinito, ha l’unico difetto nella conversione: lo schermo è forse un po’ piccolino, per chi come me l’ha giocato davanti al televisore.

È un po’ straniante vedere quel mondo così bello, vivido, colorato, per certi versi già allora così coerente rimpicciolito e strizzato nello schermo del 3DS. Nonostante si sia già giocato alla versione per Game Boy Color, peraltro: è un po’ un mistero cosa non convinca, ma è anche una roba di cui nessuno dovrebbe preoccuparsi.
Certo, la disposizione della croce direzionale sulla scocca del 3DS è da bestemmie e molteplici crampi, così come la precisione, a volte, sembra un po’ quella che è: una roba a metà. La comodità dello stick, qui, è piuttosto inutile, ma il 3DS non è fatto solo per il retrogaming, quindi va bene.

Dopo due secondi due ci si adatta a tutti questi difetti strutturali e mai imputabili al gioco vero e proprio, e a quel punto scatta l’amore: ritrovare il primo, mitico livello, la Warp Zone del secondo (che meraviglia scoprire che si poteva andare dove c’erano le statistiche, da piccolo), il castello di Bowser, quella folle pianta di fagioli, le mille scorciatoie, il non ricordarsi più esattamente che diavolo siano quei fuochi d’artificio che esplodono solo ogni tanto quando finisci il livello.

Ma soprattutto, si ritorna a vivere le stesse sensazioni di 15 anni fa (per me sono 15, ma sono in realtà molti di più), quel senso di stupore e di genuino divertimento difficile da replicare (e infatti quelle sensazioni non sono mai state replicate, ma per certi versi studiate, migliorate e amplificate nei Mario successivi).

Una roba bellissima, anche nel 2011, anche nell’anno dell’Università. Perché Super Mario Bros. è un gioco che cresce con te: di tutte le finezze, quando sei piccolo, non ti accorgi – vuoi solo giocare. Da grande, invece… Invece niente. Vuoi solo giocare. Certo, non nello stesso modo, magari ragionandoci su un po’. Magari. Magari no.

 

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