"Monk" a me come cognome faceva riderissimo

giugno 15th, 2010 § 0 comments § permalink

Alla fine è successo davvero.


Premessa: non sono imparziale. Daniele Luttazzi è una persona a cui devo molto. Se io sono così, se ho deciso di fare determinate scelte invece che altre è proprio grazie a lui. Daniele Luttazzi è uno di quei pochi*, grandi uomini con cui vorrei bere una birra. Quindi io non sono imparziale: penso che DL sia un grande, una delle poche figure in questo paese che seguo sempre con piacere e rispetto, anche quando non sono d’accordo con lui.


In breve: la cosa è che Luttazzi copia. E io voglio esaminare tutti i differenti aspetti di questa vicenda, perché mi sta a cuore. Note: 1) metto i link a tutta la roba che ho trovato, perché il blog da cui parte tutto è illeggibile 2) userò spesso parole come “copiare”, “plagiare”, “rubare”. Prendetele con le pinze, che poi vediamo il motivo.

Parte I

Se tutto è chiaro, la storia parte da questo blog. Se deciderete di cliccare lì, troverete l’archivio con le battute “copiate” da Luttazzi. E un sacco di altra roba, ma andiamo con ordine.
Il punto è questo: DL ha preso le battute di una lunga serie di comici. Gente tipo Hicks, Bruce, Carlin: “comici” più che famosi all’estero, da noi molto, molto meno.
Cominciamo a ragionare su questo punto: questi “comici” sono grandi e stimati autori di satira, in alcuni casi compianti mostri sacri del loro genere di spettacolo. DL li conosce benissimo questi autori, ha una cultura micidiale e, quando non è “in scena” a recitare i suoi spettacoli, è possibile leggere sul suo blog interessanti riflessioni sui meccanismi della satira.

Il suo post Mentana a Elm Street è una cosa che molti dei suoi accusatori (soprattutto quelli della prima ora) dovrebbero leggere. Lì dentro c’è spiegato il concetto di “satira fascistoide”, ma non solo: c’è un modo di intendere la civiltà occidentale, il rispetto, il cambiamento della morale e dei “valori” con un’umiltà e un’onestà intellettuale impressionante. Luttazzi mette a nudo, in poche (relativamente) righe la sua arte e ne offre un’analisi schietta e asciutta.
Ecco il primo punto: Daniele Luttazzi non ha mai nascosto le sue fonti d’ispirazione. La sua citazione quasi ossessiva della regola di Lenny Bruce (“comicità=tragedia+tempo”) è un esempio del suo modo di fare.

Direte voi, avendo letto qualche battuta: “Ma la sostanza non cambia, Luttazzi ha copiato”. Secondo me non è proprio del tutto vero, DL non ha “semplicemente” copiato, ha citato. Magari molto, ma ha citato. Tutti noi siamo influenzati da ciò che amiamo, in particolar modo se studiamo i nostri interessi e ci rivolgiamo a loro in maniera scrupolosa e manichea. Luttazzi è un grande analista della comicità e dei meccanismi della risata. Neanche le sue teorie sono originali, ma è praticamente impossibile creare un impianto strutturale capace di reggere una nuova genesi della risata.
Se parliamo di repertorio, la cosa è diversa. Daniele Luttazzi ha però preso le battute di altri e le ha modificate, le ha rese diverse, ha cambiato bersaglio e le ha anche amplificate, oppure le ha semplicemente
migliorate. La battuta di Luttazzi su Ferrara che gli sarebbe costato il licenziamento era ripresa da Bill Hicks, che è uno dei miei personalissimi eroi.

La battuta in questione la trovate qui, e se avete letto il post di Luttazzi avrete sicuramente capito che quella è una battuta fascistoide. “Doesn’t Rush Limbaugh remind you one of those GAY guys [...]?”. L’epiteto gay è stato eliminato da Luttazzi, che ha anche limato le esagerazioni scatologiche e ha reso una battuta affilata e funzionale. Questo è ciò che fa Luttazzi: non copia, si ispira (in alcuni casi) e adatta. E non è poco.
Nello specifico, DL coinvolge alcuni degli elementi peggiori della società e della politica e ne enfatizza gli aspetti caratteristici: Ferrara come un individuo lascivo e perverso, la Santanchè in completo sadomaso, Berlusconi e Dell’Utri e Previti colti nell’atto sublime di spregio delle regole e della dignità degli altri. Cagano e pisciano addosso a Giuliano Ferrara. L’effetto è potentissimo, molto più efficace e corretto di quello della battuta di Hicks. Alla faccia del copiare.

Parte II



Francesca Fornario, che è una in gamba, scrive un articolo sulla questione. Una lettera aperta, scritta da un’autrice di satira tra le migliori di tutte. Ma a sto giro c’è ben poco da ridere. Le sue accuse sono precise, e sono quelle che fanno male, perché sono quelle che vengono da una fan delusa. Poi la Fornario è pure carina, quindi fossi in Luttazzi ci sarei rimasto male, ma male male male.
Comunque sia, FF (mi va di usare le sigle) riprende le accuse fatte dal blog e ne scrive sull’Unità. Colpevolmente dico che non so se le cose siano state scritte sul sito o sul giornale, perché non ho preso l’Unità nell’ultima settimana: mi scuso dunque per l’imprecisione.
Il caso comincia a montare,
scrive anche Matteo Bordone (ma la sua critica è meno efficace, pur se puntigliosa, perché si perde con quel punto sui pezzi di carne che mamma mia come conosce la cultura pop), poi i Wu Ming.
Sono tutti e tre pareri molto interessanti. Mi sento di concordare molto di più con quello dei Wu Ming, che però sul finale tiran fuori quella pippata un po’ mistica che stona di brutto. Ma va bene così.
Francesca è risentita, Matteo è arrabbiato, i Wu Ming difendono l’uomo-Luttazzi.

La vera bordata gliela tira Recchioni, che in molte meno righe spiega cosa non va: Luttazzi copia, lo fa bene, ma non lo fa alla luce del sole.
Qui, per uno come Luttazzi che mette in piedi un autentica macchina di cultura della risata, la faccenda comincia a farsi pesante.
Ma Luttazzi non è che abbia nascosto molto. Ha sempre detto quali sono i suoi maestri: il post che ho linkato sopra ne è un esempio. Trovo poco interessante la cosa della Caccia al Tesoro, il quasicontest messo in piedi da lui, con cose del tipo “trova quali artisti ho citato”, necessario a detta sua per difendersi dalle accuse. Ma ehi, scelta di Luttazzi, quella.

Ma dalle critiche “ideologiche” si passa presto a qualcosa di più. DL parla della Caccia in due post: questo e questo. I ragazzi del blog da cui è partita l’accusa hanno scoperto, tramite Web Archive, che la pagina sarebbe stata creata in una data differente da quella riportata da Luttazzi. “Non è così”, si legge qui.
La Fornario, in una
nota scritta lunedì, ci fa però sapere che:


La vicenda dei post – fatto tra le opinioni – e così importante in questa vicenda che venerdì Daniele mi ha scritto: «Francesca, leggi qua: http://puntofisso.net/techblog/?p=168»
E ha postato il link sul suo blog scrivendo più o meno: “Un blogger esperto di informatica sbugiarda la prova principale degli accusatori di Luttazzi”. Per me non era “La prova principale”, a me non me ne fregava un cacchio, per me non si può copiare in quel modo e basta, nemmeno dichiarandolo, ma per lui quella era “La prova principale”.
Gli ho risposto così:
«Caro Daniele, leggilo tu. I commenti spiegano quello che io stessa avevo verificato: i post sono stati alterati per avvalorare la tesi della caccia. Imagino che gli informatici smanettoni si divertiranno ad aggiungere prove su prove come hanno già fatto sul blog – non sul tuo, dato che non pubblichi i loro commenti – ma non me ne rallegro affatto né mi interessa, perché come ti ho scritto trovo ridicola la scusa della caccia al tesoro a prescindere da quando l’hai tirata fuori (“Si ho copiato, ma lo avevo detto”. Cosa vuoi, la prescrizione?). Come ti ho scritto, trovo mortificante a prescindere l’ipocrisia di accusare Bonolis di averti copiato una battuta che tu stesso avevi capiato (peggiorandola, secondo me. Ehi, non puoi mica darti i voti da solo come fa Berlusconi: “Sono il miglior presidente degli ultimi 150 anni”. “Chi lo ha detto?”. “Io”), trovo deprimente l’aver dichiarato che non ti saresti divertito a recitare una battuta scritta da altri per poi farlo a manetta, e aver plagiato quintali di gag senza mai citare la fonte e pagare i diritti, sfruttando cinicamente la posizione l’artista perseguitato (“ehi, sono costretto a copiare, così posso difendermi”). Infine, mi avvilisce che tu abbia censurato il video che provava la copiatura a tuo dire leggittima, proprio tu che sei stato vittima di una così insopportabile censura. Se mi hai mandato questo link che non prova niente perché vuoi continuare il dibattito sul sito dell’Unità lo pubblico volentieri. Se invece me lo hai mandato per riconquistare la mia stima, la mia e quella dei fan delusi, allora avrei preferito una giustificazione accettabile. ti abbraccio.
Francesca»

Che casino. E così entriamo nell’ultimo, vero punto di quest’analisi fiume.
Daniele, ci hai imbrogliati?

Parte III


Io non mi sento imbrogliato da Luttazzi. Non mi sento preso in giro.
La storia di Daniele Luttazzi è costellata di eventi non proprio facili: ha pagato l’editto bulgaro, è stato completamente estromesso dalla TV, è tornato per poi essere cacciato.
Luttazzi copia? Detta brutalmente, sì, Luttazzi copia. E’ un male? Non proprio.
L’unico vero “male” è forse quello di aver mantenuto un atteggiamento da purista della risata, da quello che sì, cita, ma se gli rubano la battuta si incazza, spiega che il comico se gli fregano la battuta proprio non lo sopporta. Parla di Bonolis che gli frega la battuta della scoreggia della mosca, ma lui l’ha presa da Carlin. L’atteggiamento è un po’ dubbioso. La sua difesa è questa (dall’intervista al Fatto Quotidiano):

Certo un bel paradosso… non era proprio lei che aveva criticato Grillo perché avrebbe ricalcato una sua battuta…

Quella su Wojtyla dai terremotati. Il rimprovero non è mai perché te le rubano… lo fanno di continuo, in pratica è come se dalla tv non me ne fossi mai andato. È perché te le “bruciano”. Se io ho una battuta in repertorio e un comico molto più famoso la dice prima che io l’abbia detta in tv, quella battuta non posso più dirla, la sanno già.

Ma la battuta non era l’oro del comico?

Lo è. Come un fraseggio jazz. Con la differenza che quando un musicista come Fred Hersch cita Thelonious Monk, nessuno ci scrive su un blog dicendo: ‘Hersch copia Monk!’. Farebbe la figura del fesso. Chi capisce di jazz, si gode il rimando. Chi è inesperto, è il caso che si metta a studiare. E Schubert sapeva che c’era qualcosa di potente nel quintetto per archi in re maggiore K. 593 di Mozart: lo citò quasi nota per nota nel suo quintetto per archi.


E mi sembra si possa dire che ci sia un fondo di verità. Penso che un artista come DL non possa permettersi il lusso di un “già sentito”, perché lui in tv non ci può tornare.
E quindi si ritorna sempre lì: è una polemica utile? Magari sì, ma forse no. Perché fare le pulci a Luttazzi va bene, ma poi bisogna mantenerli questi standard. Voglio inchieste così su tutto.

Daniele Luttazzi continua ad avere la mia stima. E’ una persona coraggiosa che ha vissuto un momento molto difficile, sentendosi attaccato come artista e facendo errori profondi (le censure, in primis). Ma non è uguale a Berlusconi. E io, un programma di Luttazzi in tv, lo vorrei. Pure se copia Hicks.


Update: avevo colpevolmente ignorato la cosa che ha scritto Concita De Gregorio, come al solito sensibile e intelligente.

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