Professione Assassino – The Mechanic

settembre 4th, 2011 § 0 comments § permalink

Se, come me, siete nati nel 1992, sarete di sicuro abituati a quelle scene da film action in cui la telecamera segue l’azione in maniera ravvicinata, tutto trema e il delicato equilibrio è fatto di movimenti veloci, montaggio rapido e confusione organizzata.

Di base, noi difficilmente si è abituati ai campi lunghi se si parla di scene d’azione: The Expendables, il film di raccordo tra la vecchia generazione di appassionati di action e la mia, propendeva decisamente per lo stile più caro alla seconda, cosa che pareva una frattura quasi insanabile. Per farla breve, ai vecchi non sono piaciuti tutti i movimenti di macchina, mentre noi, abituati a seguire l’azione fatta in questo modo, abbiamo apprezzato (poi noi magari ci si è emozionati più per Statham che per Stallone, ma questa è un’altra storia).

Però il poster era oggettivamente fichissimo

La cosa si ripresenta con The Mechanic – Professione Assassino, ma in una forma leggermente diversa.

Se The Expendables aveva dalla sua il fatto di essere un film d’azione con una precisa scelta stilistica (le scene incasinate), qui abbiamo un film comunque più “ingessato” – parliamo di assassini, in fondo: una preparazione degli omicidi metodica, ottimamente gestiti in modo tale da non annoiare, un certo grado di spessore psicologico (e Statham si conferma non solo grande atleta ma anche buon attore, monolitico eppure espressivo: il nuovo Willis?) – ma caratterizzato dalla stessa scelta stilistica del film di Stallone.

Il risultato è una sorta di frattura tra le parti action e non: sobrie, quasi eleganti le seconde, complicate da seguire e più tendenti allo stile videoclip le prime. A molti la cosa ha fatto storcere il naso, e il curriculum di Simon West non ha aiutato: dopo Con Air, il nulla.

Da Con Air a Tomb Raider: sigh.

Però, se si evita di guardare con pregiudizio The Mechanic, e se magari lo si fa tentando di ridurre al minimo il fastidio dovuto a questo dualismo quasi schizofrenico, ci si trova davanti ad un film che ha oggettivamente delle gran qualità: una storia non solo abbozzata, dei personaggi ben caratterizzati, due ottime interpretazioni, e almeno una scazzottata (con sottotesto gay) notevolissima.

Statham è ormai fuori parametro, e regge il film da solo. Ben Foster rende bene l’idea, Donald Sutherland non ne parliamo nemmeno, e c’è pure una bellissima ragazza (che compare, boh, per 30 secondi di girato?) che sembra meno stereotipata della media.

Il risultato è un film solido, ben girato e capace di farsi apprezzare. Certo, girata diversamente la scena nel traffico cittadino avrebbe raggiunto proporzioni epiche, ma già così è figa da matti.
Da vedere, se il genere vi piace.

 

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