Tra i mille difetti che si possono imputare ad una band come i Silver Jews – tra cui l’essere precursori di un certo hipsterismo di maniera ed eccessivamente sbilanciati sul versante “ballad” del loro folk acido – non si può certo annoverare la loro capacità di fornire titoli fantastici per esprimere un concetto semplice semplice.
Lookout Mountain, Lookout Sea aveva al suo interno quella meravigliosa We Could Be Looking For The Same Thing il cui titolo uso per rispondere ad un amico, che scrive parole molto dure – e le scrive bene – sul futuro (e anche sul passato, in effetti) della sinistra.
Jan analizza il fenomeno Matteo Renzi: non solo, analizza il fenomeno dell’arrivo di una sinistra liberal. Che, lo dico sinceramente, per me è ancora lontano. Siamo, infatti, ben distanti da una sinistra liberal che si possa definire così: per ora ci sono piccoli passi, grandi proclami, ma manca ancora una struttura omogenea e a tutto tondo. Ci arriveranno, forse ci arriveremo, io questo non lo so. Di certo qualcosa si muove, e Jan lo nota.
Sintetizza così
Matteo Renzi (con Pietro Ichino e tanti altri) e il suo – vero – pantheon (Clinton, Blair, implicitamente Schroeder) da una parte.
Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, la CGIL (per tacere della FIOM) dall’altra.
La sinistra del XXI secolo contro quella conservatrice, dicono i primi.
La sinistra contro la destra, rispondono i secondi.
E sintetizza benissimo. Fornendoci, così, il primo strumento per capire perché la dialettica tutta interna alla sinistra sia così fallimentare e fratricida, invece che virtuosa e capace di farci crescere, culturalmente e nei sondaggi.
Non può esistere, difatti, un dialogo proficuo se non si accetta la diversità altrui.
Lo dico una volta per tutte: l’etichetta “di destra” per chi si è sempre sentito di sinistra è squalificante, è avvilente.
Ora, questo non vale per tutti i “renziani”.
Apro una parentesi, sperando di non annoiarvi. I “renziani”, categoria inesistente ma che useremo per semplificare il vasto mondo dei sostenitori più o meno attivi di Matteo Renzi, esterni al PD e interni al PD, non sono tutti storicamente “di sinistra”. Nel senso che alcuni di loro non si riconoscono nella sinistra di questo Paese, nella sinistra europea, in quello che è stata la sinistra fino ad oggi.
Perché? Io questo non posso dirlo, i motivi sono molteplici. Magari votavano a destra, magari credevano nella rivoluzione liberale di Berlusconi, magari erano e sono anticomunisti, magari la sinistra li ha delusi, chi lo sa.
Lo sanno solo loro.
Non che ci debba interessare molto, onestamente. Nella vita si cambia idea, anche se magari noi non lo facciamo (io di sicuro no, come nemmeno Jan: di destra non lo siamo, anche se magari Jan di me potrebbe pensarlo, come vedremo).
Ecco, è da questo agglomerato, unitamente a tanti, tanti, tanti individui di sinistra che Matteo Renzi è partito a raccontare la sua idea di Paese.
Lo dico chiaramente. La sua è un’idea di sinistra. Può non piacere, può piacere, può lasciare indifferenti, ma è un’idea che si muove convintamente nel campo della sinistra europea, come Jan stesso conferma qui:
Ma la sinistra (a livello europeo, perchè i problemi sono diventati, tutti, di portata almeno europea) non ha ancora individuato una linea non subalterna al pensiero d’ufficio. E in Italia Renzi prova a portare la Terza Via che insediò Tony Blair alla guida del Labour a metà anni Novanta (più mercato, meno Stato, “uguaglianza ai blocchi di partenza”, “meritocrazia”, sussidiarietà, riforma del mercato del lavoro).
Tony Blair è una figura fondamentale della sinistra. Senza quel New Labour, senza quel processo di ammodernamento radicale di un partito purtroppo costretto all’opposizione per anni e anni l’Inghilterra sarebbe qualcosa di profondamente diverso. Sarebbe probabilmente rimasta in mano ai conservatori, o forse no, non lo sappiamo e non possiamo riscrivere la Storia.
Ma, anche evitando di elencare tutti i risultati – positivi, molto positivi, negativi, molto negativi – possiamo vedere come il New Labour abbia avuto la possibilità di introiettare i risultati delle prime due categorie, dismettere quelli delle ultime due e riaggiustare il tiro con la segreteria Miliband, che sta avviando un profondo cambiamento nella sinistra inglese (almeno a vederlo da fuori, e a sentire alcuni inglesi che conosco, ma lo prendo per buono). In Italia questo non è successo.
È, ad oggi, impossibile per me schierarmi con Pierluigi Bersani e Nichi Vendola. Se vinceranno le primarie li sosterrò, non per lealtà ma perché sono di sinistra e voglio che le elezioni le vinca la sinistra per fare cose di sinistra.
Mi è impossibile schierarmi con loro non perché siano “troppo di sinistra” (siamo seri, per favore), ma perché sono due soggetti che hanno ampiamente dimostrato di non avere un’idea di sinistra aperta, inclusiva, adatta ai tempi e, soprattutto, vicina alle categorie che più hanno bisogno di sostegno.
A Jan, che dice:
In definitiva io l’ho capito, cari renziani, cosa vi distingue dalla vecchia sinistra, quella conservatrice, quella del Novecento, quella dei sindacati brutti che ogni tanto (non granchè a dire il vero) vanno anche in piazza, quella che i lavoratori senza giusta causa non li puoi nemmeno licenziare.
Non ho capito altrettanto bene cosa vi distingue dalla destra.
Chiedo cosa gli manchi dei vecchi DS, dei dirigenti storici, di Treu, di D’Alema (sempre lui, oh!), anche di Veltroni, della Bindi, dei falliti tentativi di governo, della subalternità (quella sì, reale!) al liberismo.
Glielo chiedo perché lo conosco e perché so cosa pensa di quella sinistra: forse riesce ad essere ancor più deluso e incazzato di me.
La risposta non è Matteo Renzi: cioè, Matteo Renzi lo è, una risposta, soprattutto ora, ed è per questo che lo voterò e lo farò pure in maniera convinta.
La risposta a questi fallimenti, a questo grigiume assoluto è l’apertura di una vera, nuova stagione della sinistra italiana, in cui avviene il confronto sulle idee – perché Ichino ha scritto anche qualcos’altro, oltre a quel post – e non sulle persone (Velardi e Rondolino sarebbero rappresentativi di qualcosa o qualcuno? Dai, su) e in cui le sensibilità diverse – quella di Jan, quella di Renzi, quella di Fassina, Orfini, quella di Letta e la mia, che ero tra coloro i quali hanno preparato il programma di Sandro Gozi, che non abbiamo potuto sostenere per via di uno squallido sistema burocratico – possano finalmente cercare possibili soluzioni condivise, magari all’interno di un contesto politico che ci vede alleati, magari compagni di partito.
Con Renzi candidato premier*, piaccia o no, questo sarà possibile. Con Pierluigi Bersani e Rifare L’Italia al timone questo non avverrà: abbiamo già avuto tre anni di segreteria e vi assicuro che non è proprio semplicissimo.
Io lo so cosa “ci” distingue dalla destra, e lo sa anche Jan: ci distingue l’essere di sinistra. È una questione di fine, e un po’ meno di mezzi: forse la sinistra italiana potrebbe cominciare a concentrarsi anche su quelli, per una volta.
*Sì, lo so, non stiamo scegliendo il segretario. Ma è evidente che non si potrà non tener conto delle istanze di una vasta componente dell’elettorato delle primarie.